Le donne dell'argan

In un angolo soleggiato del Marocco, tra colline di ulivo, argania e pochi altri cespugli, sorge Imi N’Tlit. Gli abitanti sono circa
8000, tutti berberi e musulmani, che arrancano per sopravvivere tra pastorizia e agricoltura. L’unica vera ricchezza di questa povera regione è l’esclusiva che la natura gli ha ceduto sulle piante di argania, il cui olio ha assunto un incredibile valore sul mercato della cosmesi, al di fuori del Marocco. Per sfuggire alle forti regole di sfruttamento di un prodotto così appetibile, sono nate tante cooperative come quella di Imi N’Tlit, chiamata “Tamounte”. In uno stanzone lungo e stretto una ventina di donne, in maniera metodica e costante, con l’uso di una pietra, martellano tre o quattro volte ogni noce, ne estraggono il frutto, più piccolo di un’unghia, e procedono con una nuova noce. Il ritmo viene interrotto solo occasionalmente da qualche chiacchiera tra donne, alla quale seguono rumorose risate. La forte volontà delle 32 donne che costituiscono la comunità, permette di contrastare, giornalmente le restrizioni culturali del loro paese e l’avversità della natura.

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